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Il ladro di emozioni. Un esempio clinico di narcisismo patologico.

Antinori Maria Grazia

antinorimariagrazia@virgilio.it

 Marco è un uomo sulla quarantina con un fisico atletico e possente, ma ha bisogno di aiuto perchè sente di andare alla deriva, incapace di sostenere i suoi impegni.

Ha deciso da  poco di riununciare al suo lavoro di impiegato per iniziare la professione di preparatore atletico e socio in una palestra, una scelta che corona la sua passione per l’attiviità fisica e per il culturismo.Ma proprio quando sta finalmente realizzando il suo progetto si sente sopraffatto dagli eventi, privo di energia e ripiegato su se stesso.

Per provare a contenere l’angoscia che lo pervade, decide allora di partire per una visita al suo paese natale nel sud della Germania, dove la sua famiglia era emigrata e dove Marco ha vissuto fino ai dieci anni, prima del ritorno in Italia. Il viaggio è deludente, le persone i luoghi sono camabiati, l’uomo si ritrova ancora più confuso e passivo.

Decide allora di chiedere una consulenza pscioterapica anche se si tratta di un contesto per lui ignoto, che usa la pa parola, mentre la sua modalità espressiva è il movimento, il fare e le sue molteplici e debordanti attività, al punto che Marco considera la stanchezza e le necessarie pause di riposo, come una forma di debolezza o addirittura una malattia.

Nonostante le sue difficoltà, Marco è una persona molto apprezzata  socialmente per la naturale capacità di assumere il comportamento più adatto alle circostanze. Esercita da sempre un certo fascino sulle ragazze; dopo anni di incontri occasionali, oggi ha una moglie che ha scelto per la sua determinazione ed affidabilità e delega a lei il compito di mantenere vivo il legame affettivo e sessuale della coppia. Pur dichiarando di amare la sua famiglia, Marco tende a lasciarla sullo sfondo, così come appaiono prive di significato le sue relazioni con i parenti, gli amici ed i clienti, che tratta tutti  come personaggi provvisori ed intercambiabili o che osserva a distanza quasi fossero gli insetti che da piccolo chiudeva nella scatola di cartone per studiarne il comportamento.

I ricordi dimenticati

A Marco servono molte energie per far fronte ai suoi molteplici impegni lavorativi, affettivi e familiari, ma sembra riuscire a sostenerne il  peso fino al momento della crisi depressiva che lo fa precipitare nell’impotenza e nella passività.

Raccontando la sua storia mostra di avere pochi ricordi, conserva frammenti evocati spesso attraverso le fotografie, memorie posticce di cui è incerto; sono gli alri che tengono il filo della sua vita rammentandogli i singoli episodi. Spesso ha la sensazione di osservarsi dall’esterno, come se ciò che vive fosse una scena a cui partecipa che che al tempo stesso osserva da lontano.

La depersonalizzazione associata alla rimozione massiccia dei ricordi, gli genera un profondo spaesamento e un senso di confusione che trapela anche dall’espressione del viso e dallo sguardo vuoto ed angosciato. La crisi di Marco, non a caso proprio nel momento della realizzazione delle sue ambizioni, sembra una finestra improvvisamente spalancata sul suo passato di deprivazione e traumi colulativi, che hanno segnato la sua infanzia e poi l’adolescenza.

Marco proviene da una famiglia numerosa, dove i figli crescono anche grazie al sostegno della piccola comunità rurale. La madre è una donna fredda ed assente, il padre, dipendente dal gioco, sfoga in famiglia la sua frustrazione per le continue perdite di denaro. Il piccolo Marco vive un rapporto affettivo significativo solo cun una sorella di poco più grande che continuerà a sostenerlo nel corso degli anni.

Durante l’adolescenza sperimenta droghe e alcool e si abbandona ad azioni al limite della legalità, ma riesce a diplomarsi e a mantenersi con una serie di lavori precari fino a quando scopre la passione per il culturisco che diventa il suo principale interesse.

Si impegna a fondo per conquistare un fisico atletico, ma il principale vantaggio che ne ricava è il senso di apaprtenenza e d’identità, e soprattutto un sentire i confini del corpo, cosa che lo aiuta a mantenere una certa coesione dell’Io, per quanto fragile ed instabile.

In una bolla narcisistica

I muscoli sembrano costituire una sorta di corazza psichica che protegge il piccolo Marco,  sostituendo quello che non ha ricevuto  ossia un minimo di sostegno e di investimento narcisisitico necessario per la crescita psichica e soprattutto per la formazione della pelle psichica.

Il paziente vive in una sorta di bolla narcisisitica che lo isola e lo protegge dall’esterno, non sente nulla se non come eco dei sentimenti e dei vissuti altrui.

Anche per questo ha un continuo bisogno di agire; quando si ferma avverte il profondo e doloroso senso di vuoto in cui teme di soccombere senza via di uscita. E’ un uomo privo di radici, che nega le sue origini inuna sorta di fantasia onnipotente di autogenerazione; l’agire costituisce una modalità maniacale pericolosamente accellerata che al primo cedimento rivela la sua natura di difesa dal vuoto e dalla depressione.

Marco è diventato, nel tempo, un ladro di emozioni, egli divora avidamente i sentimenti altrui. Da  bambino deprivato, disconosciuto e abbandonato si è trasformato in un personaggio che sfrutta tutto ciò che gli altri possono offrire; da colui che era invisibile è diventato protagonista, attore principale che agisce e fa agire ma senza nessuna legame affettivo e senza il riconoscimento dell’identità dell’altro.

Il rapporto terapeutico richiede molto attenzione e sensibilità da parte della terapeuta che può far conto quasi esclusivamente sul suo controtransfert, visto che Marco non è in grado di usare la parola per raccontarsi. Inizialmente il paziente assume l’atteggiamento di un bambino smarrito e spaventato che chiede solo di essere accolto e rassicuraro, si abbandona positiviamente al setting e alla psicoterapeuta psicodinamica.

Ma appena si sente meglio  riascquista la sua arte seduttiva, che esercita anche nei confronti della psicoterapeuta; la scruta cercando di coglierne le caratteristiche personalii nel tentativo di dominare e controllare la situazione.

A mano a mano che il suo umore migliora, aumentano i racconti centrati su avvenimenti quotidiani e sulla nuova arrività e diminuisce la disponibilità al lavoro introspettivo.

Il paziente cerca di omologare la psicoterapia allo stile di tutte le altre relazioni ritirando l’investimento emotivo, irrigidendosi nella difesa basata sull’attivismo e sul controllo.

Il controtransfert oscilla tra una sensazione di vuoto e la confusione; elementi che segnalano quanto sia potente l’attacco del paziente al pensiero e al legame. Poi la terapeuta decide di interpretare e verbalizzare il gioco di Marco, ma lui cerca di ribaltare i ruoli chiedendo alla terapeuta di assumersi l’onere della motivazione alla trapia mentre lui si tiene lontano e distaccato dalla scena.

E’ una situazione paradossale, che provoca nel paziente una reazione di avvilimento e tristezza: Marco ammette la su paura di essere coinvolto emotivamente ma sente anche la difficoltà di assumersi il rischio di modificare il suo isolamento narcisistico.

In questa delicata fase della terapia, dove è la terapeuta a sentire e a vivere per il paziente quei vissuti che tanto hanno ferito il piccolo Marco, la parte più difficile è trovare un linguaggio che possa far giungere al paziente parole significatiche che congiungano il fare con il dire, due aree che sembrano scisse e lontane tra di loro.

Si tratta di raggiungere il piccolo Marco attraverso e nonostante la corazza difenziva, per fargli giungere quel riconoscimento e nutrimento narcisistico sufficiente a riconoscere le proprie origini, per poter fondare un’identità più solida che non richieda il continuo e pericoloso agire accellerato e centrifugo, per potersi mantenere e sentre come persona riconosciuta e accettata per quello che autenticamente è.

Antinori Maria Grazia

Cell 334 338 58 35

www.arpit.it 

Articolo pubblicato sul mensile “Mente e cervello” dicembre 2011, N. 84.

 Bibliografia

Anzieu D. L’Io pelle, Roma,1985.
Bion W.R. (1962) Il cambiamento catastrofico. Loscher Editore, Torini,1984.
Borgogno F. La signorina che faceva hara-kiri e altri saggi. Bollati Boringhieri, 2011.
Borgogno F. Ferenczi oggi. Bollati Boringhieri, 2004.
Ferenczi S.(1932) Diario clinico. Cortina Milano, 1988.
Freud A (1961)L’Io e i meccanismi di difesa. Martinetti Editore, 1967.
Racamier P.C. (1995) Incesto ed Incestuale. Franco Angeli Editore,1995.
Racamier P.C. Il genio delle origini. Raffaello Cortina Editore,1993.
Racalbuto A. Tra il fare ed il dire . Raffaello Cortina Editore, 1994.

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