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Orientamento scolastico:e professionale, un esempio di intervento.

Barbara Puglia, Maria  Grazia AntinoriI, Maurizio  Costantini
Il Centro di Orientamento Scolastico e Professionale ARPIT dell’XI Circoscrizione, sviluppa la sua attività con interventi di orientamento presso le scuole medie e superiori circoscrizionale, con una ricerca sul vissuto dei giovani rispetto la scuola e con attività di consulenza psicologica per i ragazzi e le loro famiglie presso la sede di Via Dei Lincei 93.
Il Centro è stato attivato dall’Aprile del ’99 ed è sorto nell’ambito dei progetti a favore dei giovani nell’ambito della legge N. 285\97 (scheda 34).
Il progetto si è articolato su diversi aspetti correlati tra di loro, si è cercato di sviluppare una forte sinergia con la scuola, gli insegnanti, le agenzie pubbliche e private del territorio.
L’equipe del Centro, in particolare i tre psicologi con formazione clinica, hanno seguito nel corso degli ultimi due anni molti adolescenti e le loro famiglie che si sono rivolti direttamente all’ARPIT o sono stati inviati dagli insegnanti che hanno individuato una particolare difficoltà o crisi di sviluppo.
Considerando il lavoro di counseling, vorremmo condividere alcune esperienze significative che possano dare un esempio del tipo di problematiche e anche di risorse dei ragazzi e delle famiglie incontrate (per motivi di riservatezza eviteremo di indicare dati personali).
Chiara, tredici anni, capelli lunghi che incorniciano un viso tondo, è vestita con jeans larghi che nascondo il corpo, è spigliata nei modi , sguardo diretto anche se resta in silenzio seduta accanto alla madre.
I ragazzi, soprattutto i più piccoli, arrivano al Centro insieme ai genitori, in questo caso lo psicologo fa accomodare tutti, spiega la modalità di lavoro ed invita i genitori a lasciare la stanza per proseguire il colloquio con il ragazzo.
Con Chiara, inizia a parlare la madre molto sorridente, imbarazzata. Sono venute per capire meglio quale può essere l’indirizzo scolastico più indicato.
Il dubbio è tra liceo scientifico e classico, del resto la ragazza è stata sempre brava a scuola e per gli insegnati è in grado di affrontare con successo qualsiasi scelta.
Dalle parole della madre traspare un’ansia particolare, lei preferirebbe il liceo classico mentre la figlia quello scientifico.
Dalla breve descrizione della vita familiare, emerge una situazione particolare in casa vivono insieme la mamma e la figlia, il padre è morto da pochi mesi.
Il racconto è breve, senza commenti, frasi secche e rapide. La commozione della signora traspare dagli occhi lucidi ma il viso resta fisso in un sorriso forzato.
Chiara impassibile, silenziosa, ascolta attenta e allo tempo stesso, distaccata.
Il colloquio prosegue con la sola ragazza che parla della scuola, dei suoi interessi, della squadra di basket.
Chiara espone con precisione e partecipazione il suo pensiero ma solo verso la fine dell’ora si crea quella giusta vicinanza emotiva che consente alla psicologa di chiederle di parlare più direttamente di se.
Chiara descrive il rapporto tra lei e la madre, loro non parlato del lutto recente. Tutto è come prima, bisogna andare avanti non ci si può fermare, bisogna affrontare la quotidianità, non è forse così?
La risposta è che forse non è solo così, che certamente lei è una ragazza in gamba ma forse c’è bisogno di dare spazio ed ascolto ai suoi sentimenti, anche alla tristezza e al dolore.
Viene fissato un nuovo appuntamento per un test attitudinale   per meglio definire le potenzialità scolastiche. Al momento di restituire i risultati del test e di riflettere con Chiara sulla scelta scolastica, si presenta al colloquio la sola madre adducendo la motivazione dei compiti per giustificare l’assenza della figlia.
In realtà è la signora ad avere bisogno di parlare per raccontare il difficile e conflittuale rapporto di Chiara con il cibo, i ripetuti tentativi di dimagrire, il seguire la dieta a casa e comprarsi dolci di nascosto.
Descrivendo le condotte alimentari della ragazza, è come se la madre inconsapevolmente parlasse del rapporto tra lei e la figlia, di come questo sia basato sulle regole ed il controllo.
Chiara ruba il cibo così come sente di dover rubare quel tipo di affetto di cui ha bisogno e di cui la madre per le sue stesse difficoltà, non riesce, anche se vorrebbe, dare alla figlia.
La psicologa si limita ad ascoltare lo sfogo della mamma, l’unico intervento è sottolineare come l’aspetto intellettivo particolarmente evoluto di Chiara non corrisponda pienamente allo sviluppo affettivo, emotivo.
Forse ci sarebbe bisogno di un aiuto esterno. Offrire a Chiara uno spazio di ascolto, una persona che possa aiutarla a riprendere la sua crescita, che possa sostenerla nell’elaborare il lutto per la perdita del papà.
La signora risponde esponendo la sua diffidenza verso gli psicologi ma accetta comunque di prendere un nuovo appuntamento per la figlia, è infatti Chiara che deve scegliere la scuola ed è dunque con lei che vanno discussi e confrontati i risultati del test.
Al colloquio si presentano insieme madre e figlia.
L’incontro inizia con Chiara che sembra essere meno imbarazzata nel parlare di se, si discute della scuola, del liceo, dei motivi della preferenza verso l’una o l’altra possibilità.
C’è una novità, ha deciso di iniziare una psicoterapia.
La mamma glielo ha proposto e lei ha accettato, inizierà domani, andrà da una dottoressa che ha seguito in passato anche una loro conoscente.
La ragazza sembra sollevata, più spontanea e diretta. Il suo malessere è stato finalmente riconosciuto, non è solo la brava allieva, è anche la Chiara triste e sconsolata che ruba il cibo.
La madre propone alla psicologa di restare in contatto e nel salutarsi c’è il senso di aver condiviso un momento significativo.
La consulenza per la scelta scolastica ha permesso di dare voce sia al malessere di Chiara che della madre. Il conflitto sul tema della scuola era uno spostamento del conflitto tra madre e figlia. Ognuna delle due ha utilizzato, secondo i propri bisogni, lo spazio di consultazione.
In questa situazione la psicologa è stata un tramite, un decodificatore della necessità della madre di affrontare il lutto a poco a poco per non lasciarsi sommergere dal dolore e la necessità della figlia di non considerare gli aspetti della realtà ma piuttosto trovare una vera e piena accoglienza ai suoi urgenti bisogni emotivi.
1) Il Centro di orientamento scolastico e professionale ARPIT presso l’XI Circoscrizione, V. Dei Lincei, è stato finanziato con i fondi della legge 285, negli anni 1999-2004.
 Bibliografia
Studenti protagonisti. M.G. Antinori,M. Costantini, B. Puglia. Di Renzo editore,2002

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