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Uno strappo nella trama del tempo. Note sul tempo e la psicoanalisi.

Maria Grazia Antinri
antinorimariagrazia@virgilio.it
Convegno SULLE ORME DEL MOSTRO 3. Marzo 1996,Genzano.Spazio psicoanalitico.
 Uno strappo nella trama del tempo, potrebbe essere una frase evocatrice del meccanismo dell’angoscia.
Come scrive Kundera:
“pensate che il passato, solo perché è già stato, sia compiuto ed immutabile?
ah no! Il suo abito è fatto di taffettà cangiante, e ogni volta che ci voltiamo a guardarlo lo vediamo con colori diversi”
Il concetto di tempo è qualcosa che con il progredire della scienza, della fisica quantistica, è riconosciuto sempre più come una dimensione immaginaria, soggettiva.
“La freccia del tempo”, un prima e un dopo, l’assimetria tra passato e presente, non sono più concetti dati.
La relatività ci presenta un universo dove spazio e tempo si intrecciano in un insieme quadridimensionale: il prima ed il dopo sono relativi al sistema di riferimento. Teoricamente sono possibili anche i mitici viaggi nel tempo pur con una sorta di “censura cosmica” che dovrebbe impedire il realizzarsi di paradossi temporali.
In questo strano mostruoso universo, potrebbero esistere particelle che viaggiando più veloci della luce, si trovino, in realtà, nel passato; si prospetta un universo senza tempo molto diverso da quello aristotelico dei movimenti del prima e del dopo.
 Freud, il tempo e l’angoscia
Circa un secolo fa, Freud descriveva a proposito dell’angoscia:”non è semplice definire l’angoscia (..)l’angoscia è dunque, in primo luogo qualcosa che si sente (..).
Il prototipo di una simile esperienza è, nella specie umana, la nascita, ed è per questo che noi siamo inclini a vedere nello stato di angoscia una riproduzione del trauma della nascita.
Noi riteniamo che anche altri affetti siano riproduzione di eventi più antichi, di vitale importanza magari preindividuali, e questi affetti li paragoniamo, quali attacchi isterici universali, tipici ed innati, agli attacchi della nevrosi isterica, acquisiti tardi ed individualmente (..)”.
E ancora:“ma se questa è la struttura e l’origine dell’angoscia, si pone un’altra domanda: qual è la sua funzione e in quale occasione si produce?
La risposta appare chiara e assolutamente obbligatoria. L’angoscia sorge quale reazione a uno stato di pericolo e viene ora riprodotta regolarmente quando un simile stato si verifica di nuovo”
Mi sembra che da questi stralci , si possa riconoscere l’immagine dell’angoscia come “strappo nella trama del tempo”.
Un tornare di ciò che è passato, forse anche tracce mnestiche preindividuali.
Insomma, un universo psichico con un tempo circolare piuttosto che lineare.
Il tempo umano, del resto, è un tempo biologicamente riconoscibile in un inizio, la nascita, ed una fine, la morte. La dimensione biologica è una dimensione di finitezza.
Il tempo circolare
Forse, proprio per questa contraddizione tra tempo circolare –infinito- e tempo personale –finito-, appare mostruosa la circolarità del tempo e il ritornare di ciò che è passato, così come è prospettato dai fisici.
Ma il ritorno del passato, è ciò che avviene regolarmente nell’universo psichico, il nevrotico seguita a ripetere una costante e immutabile messa in scena del proprio dramma personale, come se il tempo fosse infinito e lui viaggiasse, come quelle strane particelle, nel passato e l’angoscia costituisse una sorta di “barriera cosmica” ad impedire i paradossi temporali.
Si potrebbe così rappresentare il tempo come un nastro che si strotola su se stesso, con due facce, una interna e l’altra esterna a a rappresentare il tempo personale -interno- e il tempo condiviso –esterno-, l’angoscia si può localizzare nel punto in cui il nastro ha una giravolta provocando un ribaltamento delle due facce: ciò che era interno diventa esterno e viceversa.
Non è sconcertante questa similitudine tra il mostruosamente grande ed il mostruosamente piccolo? Tra mostri individuali e collettivi?
Maria Grazia Antinori
P.zza Armenia 9 Roma 
Cell. 334 338 58 35

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