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Film Fiore, considerazione psicoanalitiche

Vincenzina Gentile

 FILM FIORE

SCHEDA DATA USCITA: 25 maggio 2016 GENEREDrammatico,  è in realtà un melodramma con la dinamica e nervosa freschezza degli amori della Nouvelle Vague: quella degli amanti che scappano e corrono e ridono, verso dove non si sa e non importa; ANNO2016 Presentato al Festival di Cannes 2016 nella Quinzaine des Réalisateurs (prestigiosa sezione parallela a quella ufficiale del Festival di Cannes);
       Nastri d’Argento 2017 tutti i premi del cinema
[nomination] Miglior film [nomination] Miglior attore non protagonista a Valerio Mastandrea [nomination] Miglior sceneggiatura a Claudio Giovannesi [nomination] Miglior fotografia a Daniele Ciprì [nomination] Miglior montaggio a Giuseppe Trepiccione [nomination] Miglior produzione a Rita Rognoni
David di Donatello 2017 tutti i premi del cinema
Miglior attore non protagonista a Valerio Mastandrea [nomination] Miglior film [nomination] Miglior regia a Claudio Giovannesi [nomination] Miglior attrice a Daphne Scoccia [nomination] Miglior attore non protagonista a Valerio Mastandrea [nomination] Miglior sceneggiatura a Claudio Giovannesi [nomination] Miglior produzione a Pupkin Production  

TRAMA

Daphne  è una minorenne, senza casa, un padre presente a tratti amorevole ma che non può occuparsi della figlia perché dopo anni di prigione “narcisisticamente” sta cercando di riabilitarsi con l’aiuto della sua compagna. Daphne  vive con un’amica che non potrà più ospitarla.

Sotto la metro  C di Roma fingendo di aspettare il treno  lei e la sua amica , scrutano, osservano, scelgono i ragazzi/e giuste per appropriarsi dei loro telefonini spaventandoli con un coltello.   Consegnano ad un altro giovane   i cellulari  che salutano come se niente fosse con bacetti di circostanza,  senza particolari emozioni, la parola d’ordine è  “qual’ è il pin”? Con i soldi le due amiche comprano cibo in un supermercato, in modo disordinato, confuso e infantile. Si chiama “alimentazione emotiva” una metafora dello stile e del modo in cui Daphne gestisce il fluire impetuoso del suo essere al mondo.

Al secondo furto Daphne viene fermata dalla polizia e  portata nel carcere minorile . Il carcere è un luogo, non luogo, il rigore e le regole imposte dal sistema vietano  ai detenuti e alle detenute di incontrarsi se non a messa la domenica e al ballo di fine anno. E’ complesso, inoltre,   stabilire e vivere qualsiasi tipo di relazione: aggressività, bullismo, nepotismo, prepotenza. Daphne e Josciua (il regista lascia i nomi veri dei due protagonisti) si parlano tra le sbarre, la ragazza è annoiata, solitaria, inizia una conoscenza fatta di scambi, il loro rapporto vive di sguardi, di conversazioni fugaci, di biglietti inviati di nascosto, tra loro sboccia un sentimento , come un “ fiore” solitario nel cemento e allora il carcere diviene sfondo.  Lei la bella Daphne è, la vera protagonista, che sollecita  emozioni, impetuosa,  trascinata a dare senso alla vita carceraria. Daphne supera le sbarre, i divieti, le regole depositando in questa storia tutta la sua emotività fino alle estreme conseguenze pur di vivere attimi di tenere carezze in libertà :” perché la vita è un brivido che vola via .E’ tutto un equilibrio sopra la follia”…(Sally di V. Rossi)

ANALISI DEL FILM  FIORE

Daphne è una ragazza minorenne che si mantiene da sola con mezzi e strumenti che conosce molto bene perché l’ha introiettati  dalla sua cultura e pertanto sono per lei normali. Non ci sono tracce della madre nella storia della ragazza, quasi come se fosse  madre di se stessa. Il padre che può sembrare amorevole, si sta riabilitando dopo anni di galera, con l’aiuto di una compagna, ne matrigna , ne fata. Ascanio non può permettersi di esercitare la sua genitorialità e le amorevoli cure che la figlia sogna.  Durante i colloqui con i parenti il padre si fa accompagnare dalla compagna e dal figlio di lei come se non riuscisse da solo a gestire le richieste  e le emozioni della figlia. E’ Daphne forte del disimpegno genitoriale del padre  gestisce le regole della comunicazione con rabbia e  risentimento riuscendo a tenere testa a tutti. Daphne non comunica molto verbalmente ma le sue azioni appaiono onnipotenti, unilaterali , la sua forza è” la formazione reattiva” a  tante sofferenze, a tante fughe, a tanti abbandoni, è aggressiva perché lotta per affermarsi per non morire dentro.

Daphne dal greco  significa alloro. L’alloro in campo simbolico, nella pittura, nell’arte in genere e nel costume è un simbolo molto potente . E’ una pianta sempreverde, considerata prodigiosa perché non si piega ai cicli delle stagioni e con funzioni semantiche contigue significa essenzialmente immortalità gloria.

Daphne ha un nome che segna un destino quello di  non piegarsi, di non perdere le foglie, resiliente alle frustrazioni da senso al suo essere “ segregata” scoprendo sensazioni nuove nell’amicizia ma soprattutto nell’innamoramento per Josciua.

Il film tratta il tema dell’amore nell’adolescenza, l’adolescenza degli ultimi,  un “fiore”  di campo che sboccia nonostante i  divieti e le regole che rieduca tenendo lontani i maschi dalle femmine.

(Il  film è girato realmente in un carcere minorile  vuoto dell’Aquila, ristrutturato  dopo il terremoto )

Fiore è prima di tutto la storia di una ragazza che sogna, desidera, si emoziona, combatte, s’innamora.

Dai fotogrammi del film ho colto dei tempi emotivi e sentimentali, una scala di tensioni che conduce in cima  all’Amore , quello sentito come vero da Daphne, non sognato di notte  che al mattino si dilegua lasciando  tristezza e malinconia , un vuoto insopportabile, la mancanza di amore , quello  incondizionato.

FAME/DISPERAZIONE

Daphne non ha una casa, vive con la sua amiche che non può più ospitarla a causa dell’arrivo del padre. Dorme sulla panchina della stazione, nn ha paura, non può fare altro, è la sua condizione. 

VUOTO/SOLITUDINE

Daphne continua a fare quello che sa fare,  è normale per lei agire in questo modo, rapinare altri ragazzi più fortunati per sopravvivere ma viene scoperta e corre, corre veloce per sfuggire alla   polizia, si rifugia sul terrazzo di un  palazzo pensando di farla franca ma sul terrazzo trova la prima barriera è  la balaustra oltre cui c’è il vuoto, si gira di scatto non vuole andare verso il vuoto lascia alle spalle  il tramonto e quasi con rassegnazione, come se il suo scopo inconscio, in fin dei conti, fosse quello di farsi catturare.  La polizia la conduce  nel carcere minorile…

Il tempo del film è come una stagione invernale che prepara alla primavera.

DIETRO LE SBARRE /DICEMBRE

La realtà del carcere minorile non è la parte centrale del film . L’adattamento di Daphne dietro le sbarre è complesso, sono tutte minorenni, qualcuna ha anche un bambino, ci sono amori omosessuali, trasgressioni, punizioni, premi e soprattutto un unico desiderio comune : il sogno della  libertà.

Daphne è un fiore solitario, affamata d’amore, non c’è traccia di una madre nella sua vita, non ci sono amiche nel passato, esiste il presente, qui e ora,  il carcere come  luogo dei  divieti, dell’assenza, delle  lotte per il territorio è il posto meno adatto ad un adolescente. Lei  “gatta selvatica” è difficile da  addomesticare.

Si tatua con sistemi di fortuna il  nome  del padre, Ascanio, sul braccio, ha molta speranza che questo la tiri fuori dal carcere  ridandole la libertà e prendendola finalmente con se.

Dice l’assistente “ ti ho chiamato, no , è allora ? Non c’è nessuno per te” ma Daphne non dispera, continua a chiamare  senza ricever risposta e nel frattempo sogna : le  carezze dal padre “salvatore/principe” mentre le rimbocca le coperte. Arriva finalmente  il giorno  del colloquio, il padre non è solo,  è accompagnato dalla sua donna  con il figlioletto di lei.

Il padre è in uscita vigilata non può occuparsi di Dafne , non può ospitarla perché a sua volta vive dalla compagna in una casa piccolissima. La risposta del padre è no.

Dafne rimane profondamente delusa e vuole cancellare il tatuaggio che rappresentava l’appartenenza per sempre, il cambiamento, il regalo del padre  in cambio della custodia segno del suo prendersi cura della figlia e  del suo amore per lei.

Un passaggio importante è l’acting out di accendere il fuoco che Daphne guarda con distacco come se in quelle fiamme ci fossero tutti i suoi stati affettivi, incoercibili, come il desiderio della libertà, la distruttività, la vendetta, l’eccitamento sessuale.

L’istituto penale per minorenni e diviso in palazzine per  maschi e palazzine per  femmine  l’incontro tra i due protagonisti avviene attraverso le sbarre durante l’ora d’aria  Dafne parla con un ragazzo Josciua, lui ha un problema non sa se la sua ragazza lo aspetterà, Daphne promette a lui che parlerà con la fidanzata  e così sarà.

Nasce un triangolo lei, lui, l’ostacolo, Daphne non è ancora consapevole di quello che sta per succedere  non ha paura a sfidare le regole perché  attraverso i suoi comportamenti scherma la fragilità e si fa forte della solitudine, riesce a fare quasi sempre quello che si prefigge.

Inizia a sbocciare una storia d’amore, ci sono le sbarre ma non impediscono il sentire, Daphne e Joshua iniziano a guardarsi, a cercarsi  e poi a scriversi. Si  scambiano biglietti attraverso i carrelli del pranzo, inizia un corteggiamento che oltrepassa  le regole severe incarnate da guardie super-egoiche  che devono far rispettare i regolamenti   che a volte  mortificano la vitalità  e la speranza dei ragazzi . Daphne ha un sogno da perseguire e le sue azioni sono studiate, “vincenti”, fattive nonostante la materialità del carcere : muri di cinta, sbarre, chiavi, lunghi corridoi, suoni che echeggiano, bambini che piangono .

Daphne corre non si ferma mai , è in continuo movimento; mentre rientra con le altre nelle celle torna indietro e ancora corre veloce a dare un bacio a che la seguiva da dietro le sbarre.  A questo punto il carcere diviene sfondo della fase costruttiva dell’amore di Daphne il cui imperativo è quello di darsi coerenza, senso di Sé; di proiettarsi nel futuro verso un progetto minimale di vita che è vivere null’altro che attimi di tenerezza in libertà.

Daphne non è solo una delinquente irriverente è una creatura capace  di solidarietà, di compassione, quella che lei non ha mai avuta, non denuncia l’amica che ha introdotto il rossetto in cella e altre nefandezze che le altre fanno  a suo carico, ha un suo “codice”.

Tutto si muove nell’attesa del ballo  di fine anno.

I preparativi si intrecciano con la difficile quotidianità delle celle , la costrizione, i moniti severi delle assistenti, le difficoltà di comunicazione tra le ragazze rendono spesso il clima molto difficile, ostile a volte insostenibile emotivamente.

Il carcere attraverso le guardie “sono guardie” , dice Daphne al padre, sopprime, controlla, educa come la società che spesso non sopporta la semantica dell’adolescente.

Sviluppare resilienza per resistere.

Il ballo, la complicità degli altri ragazzi  avvicinano Daphne  in uno struggente ballo dove le parole sono secondarie agli sguardi, al comportamento non verbale…è  un sentimento delicato, è Amore? 

GENNAIO/SBOCCIA L’AMORE DI D. CHE CONFONDE J. 

Niente è facile per Daphne, Josciua  viene trasferito nel carcere per adulti a Milano, la sua amica di cella esce…la vita diventa ancora più  complessa ma è anche un’occasione per rallentare le tensioni.

Nell’amore romantico impossibile i fantasmi edipici vengono replicati, e parzialmente soddisfatti, mediante la ripetizione della situazione triangolare: lui, lei e l’altro (l’ostacolo, il carcere etc..). Questa ripetizione ha una valenza catartica perché in un certo senso permette  l’elaborazione del lutto, della disillusione, del desiderio di un padre/principe che l’affranchi dal dolore, che le dia la possibilità della libertà dalle “catene” interne. In questo modo l’Io della ragazza cerca di conciliare due opposte tendenze: l’appagamento del desiderio di amare ed essere amata,  i moniti del Super-Io che richiamano all’impossibilità della realizzazione a favore del suo recupero sociale. L’oggetto d’amore è visto come una possibilità di evasione , come  modulazione emotiva dell’energia distruttiva e della difficoltà  di assimilare le regole.

L’ADATTAMENTO/ RICERCA DI NUOVI EQUILIBRI /MARZO

Il padre chiede un permesso per far partecipare Dafne alla comunione del figlio della compagna,

Incredibili emozioni all’uscita del  carcere: aria, luce, spiaggia … vita…

L’incontro e poi lo scontro con il padre: “domani mi riporti in carcere no?” “Che debbo fare” risponde il padre” preoccupato per la sua salvezza, per il suo riscatto, nessuna empatia per la giovane figlia..

Durante la festa….”A che ora devi rientrare? , “Alle sette!!” “ “Ci sono ancora due ore”…

Le emozioni e i pensieri della figlia non vengono letti dal padre che trasognato si gode la festa sebbene la sera prima Daphne  aveva tentato di scappare dalla situazione claustrofobica in cui era stata ospitata, lei fuori dalle camera da letto del padre e della compagna da un edipo mai risolto.

Viaggia con la testa, lentamente si porta fuori il ristorante e guardando il tramonto, si  lascia dietro le spalle il tragico tramonto della cattura. Sulla spiaggia inizia a correre e correndo “pompa” sangue nelle vene  in un crescendo inarrestabile…… Ad un tratto diviene irrinunciabile la libertà e  inizia a correre di nuovo verso il nord e alla ricerca di attimi d’amore.

Che resta dentro di me di carezze che non toccano il cuore stelle una sola ce n’è che mi può dare la misura di un amore se per errore chiudi gli occhi e pensi a me.

“Come hai fatto a trovarmi?

La risposta è nella forza dell’amore , amore come libertà dall’oppressione delle sbarre

“E’ evasione questa!!””

“Lo so!!” ma lo faccio per stare un po’ con te”

Ma di nuovo la regola, il super-io punitivo, direi perverso. di non aver pagato il biglietto sul treno   e insieme mano nella mano corrono verso la libertà e l’amore senza curarsi del rovescio della medaglia, del futuro,

utopia di una fuga che prima o poi sarà mortificata  e ricomposta secondo le regole della società.

Fiore è un inno, ha detto qualcuno, al desiderio di tenerezza e di amore, un inno alla velocità.

In sintesi, il carcere minorile  limita , circoscrive, cinge, reprime, mortifica  ma  non può impedire  a Daphne  di resistere, di  sentire, di nutrirsi dell’idea dell’amicizia e/o dell’amore,   l’evasione come sogno della libertà che trascina l’altro Josciua  a infrangere  ogni regola,  come la tragicità dell’amore in  Giulietta e Romeo come Benjamin e Elaine nel Laureato di Nichols, per abbattere la società repressiva e infrangere i totem e i tabù e infine , a mio parere,  il regista narra le sfumature psicologiche e dinamiche comportamentali di un amore –libertà per portare lo spettatore a suscitare empatia per i protagonisti, per  Daphne alfine di comprendere gli abissi del dolore emotivo, dell’affettività negata e partecipare alla tragicità della vita di questa ragazza, degli ultimi, senza giudizio morale  suscitando un’umana compassione.

Fonti :(Recensioni: A.Piruccio, P.Casella,G.Fofi,G. Niola, R.Meale, C. Serra, M. Sesti, C. Cerofolini, l. Locatelli, G.Giovannesi, video su you- tube e altri)

(Giornali e riviste: Repubblica, L’Internazionale, L’Espresso etc.)

Dott.ssa Vincenzina Gentile Psicologa, Psicoterapeuta  mail : e.gentile2015@gmail.com cell 366 648 34 20

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