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Il trauma , un evento tra la psicoanalisi e le neuroscienze

Il trauma e la dissociazione
Il  trauma  è un tema molto centrale ed attuale  su cui si  confrontano e si integrano il  pensiero  psicoanalitico  e le più recenti  scoperte delle neuroscienze.  Il trauma è un evento che sconvolge la continuità del sé, può essere  cumulativo, ossia un insieme di elementi stressanti che si prolungano nel tempo o  piuttosto coincidere con  un unico fatto dirompente nella vita di una persona, sia questo un bambino, un ragazzo o un adulto.
Chi subisce un trauma  avverte un acuto senso di IMPOTENZA, per proteggersi da questo  vissuto di annichilimento si attiva il meccanismo difensivo inconscio della  DISSOCIAZIONE, ossia una potente  difesa tesa a mantenere il controllo mentale  soprattutto quando si avverte di  perdere il dominio  sul proprio corpo.

La dissociazione può  determinare  la DEPERSONALIZZAZIONE,  una sorta di isolamento interno di separazione tra il corpo, le emozioni, i pensieri, la memoria e la realtà,  fino  alla sensazione di non abitare il proprio corpo, di essere sospeso e lontano dalla realtà, quasi  un osservatore esterno o , al contrario,  portare alla DEREALIZZAZIONE, ossia  la sensazione che il mondo non sia reale ma piuttosto una sorta di  sogno  senza vita, distorto.

Le pesanti conseguenze del trauma, sia questo unico o ripetuto, sono note alla psicoanalisi  a partire dallo stesso Freud  che ha  scritto di come  il trauma  seguita a  determinare effetti negativi anche molto tempo dopo l’evento, agendo al pari  di un corpo  estraneo che produce un’infezione.  E’  proprio la risposta del corpo all’aggressione esterna, all’infezione, a procurare i maggiori danni.

Quello che la psicoanalisi aveva sempre sostenuto sul piano teorico è ora provato ed evidenziato con strumenti di misurazione oggettivi.  La dissociazione, la risposta difensiva al trauma,  determina un eccesso di realtà  che invade ogni aspetto del presente,  la persona si isola, si  fissa su un unico lungo momento immutabile che ha l’effetto parossistico di mantenerla  nella situazione traumatica.

Il modello 4-D di Frewene e Roth
La psicoanalisi, fin dalle sue origini, ha considerato il trauma come un attivatore di patologia. Gli approcci più attuali che integrano le neuroscienze, la psicopatologia e la traumatologia, confermano  l’evento traumatico come  la causa di psicopatologia che produce  effetti tipici, riconoscibili.
La grande novità della proposta di Frewen e Lanius in “La cura del  Sé traumatizzato” (2017) è la capacità di riassumere i precedenti contributi teorici e di misurarli neurobiologicamenteutilizzandoli a livello clinico.
Gli autori propongono un modello  chiamato 4-D,  che fa  riferimento agli studi fenomenologici e a quelli neuropsicologici degli stati alterati di coscienza. Il modello  4-D descrive i sintomi clinicamente rivelanti lungo quattro dimensioni: il  tempo, il  pensiero, il corpo e le emozioni. 

Il tempo dilatato, prima dimensione del modello 4-D

Le persone con un vissuto normale del tempo  distinguono il presente, dal passato e dal futuro, cosa che non avviene per chi soffre delle conseguenze di un trauma  che  mostra tipicamente  l’alterazione nella percezione del tempo (Frewen e Lanius, 2017).
Durante gli eventi traumatici si osserva un costante rallentamento della percezione del tempo, questo fenomeno aiuta a sopravvivere al trauma, come descrivono e raccontano le stesse persone traumatizzate.
Il problema è che la condizione di rallentamento temporale si mantiene anche molto a lungo e questo produce importanti conseguenza negative  sulla qualità di vita.
In particolare i traumatizzati appaiono fissati e bloccati al momento del trauma, questo comporta la perdita della possibilità di vivere pienamente e consapevolmente il presente. I flashback sono un’espressione di questa alterazione del tempo.

Recuperare la capacità di vivere il tempo presente
Per aiutare un paziente a superare gli effetti deleteri del trauma è fondamentale lavorare sul recupero della capacità di vivere il tempo emotivo attuale,  vale a dire “abitare” il proprio corpo.
E’ certamente importante recuperare il ricordo dell’evento e delle situazioni traumatiche, ma ancora più determinate e fare in modo  che l’evento stressante  sia collocato nel giusto punto della striscia del tempo. Chi soffre delle conseguenze di un forte stress tende a rivivere, nel qui ed ora, il trama come se questo avvenisse nel momento  in cui viene raccontato tanto che ha reazioni emotive intense che coinvolgono il corpo come l’aumento del battito cardiaco, l’alterazione della respirazione, l’elevazione della pressione. Questo stato psicofisico fa riattivare il meccanismo difensivo della dissociazione che porta la persona a collocarsi, come nel momento traumatico, fuori dal proprio corpo, diventando quasi un testimone esterno.
E’ quindi fondamentale che il terapeuta aiuti il paziente nel racconto dell’evento stressante, a differenziare il qui ed ora dal passato e per fare questo è fondamentale  garantire condizioni di accoglienza e  di sicurezza emotiva ed affettiva.

 La coscienza del pensiero seconda dimensione del  modello  4-D

 Le persone traumatizzate perdono la continuità di sé,  non ricordano le connessione tra gli eventi, hanno delle aree vuote, ricordi  frammentati  ed incoerenti,  tendono ad usare la seconda persona, Tu al posto dell’Io.

Possono percepisce  i pensieri come voci esterne  come ad esempio quella del  genitore critico o ostile o come  un bambino non visto o deriso dagli adulti che da grande  seguita ad avvertire  una profonda vergogna  e senso di colpa e organizza  pensieri negativi ridondanti su di sé.

Nei casi più gravi di dissociazione la persona può arrivare a sentire le voci, sintomo normalmente inquadrato in un quadro psicotico ma che è possibile trovare anche in persone con disturbi dissociativi come i traumatizzati.

La coscienza del corpo alterata, terza dimensione del modello 4-D

La coscienza ha una natura radicata nel corpo, l’Io è associato al corpo ma questo non è più vero per i traumatizzati che spesso vivono  esperienze extra-corporee, ossia situazioni nelle quali il pensiero e l’esperienza sembrano originare da un luogo fuori dal corpo fisico e contemporaneamente avvertono come  estranea la propria fisicità arrivando a non riconoscersi, oscillando  dalla depersonalizzazione alla derealizzazione.

Le emozioni esasperate o assenti, quarta dimensione  del modello 4-D
La dissociazione ha effetti pesanti  anche nella percezione delle emozioni, è ben noto che persone che hanno subito gravi eventi traumatici  soffrono di alterazioni emozionali, oscillano cioè tra intensi stati di paura, di ansia, di perdita, di  rabbia, di colpa e di vergogna. L’esperienza clinica conferma che le persone traumatizzate sono spesso in allerta, in apprensione rispetto a segnali di pericolo.
La persona piuttosto che provare emozioni e quindi mantenere una distanza da queste, si identifica completamente con l’emozione al punto di diventare l’emozione provata perdendo così la possibilità di regolare i propri vissuti, ad esempio piuttosto che sentire la rabbia, diventa la rabbia.
E’ comunque da sottolineare come un’altra reazione emotiva, apparentemente opposta e ugualmente patologica conseguenza del trauma, è quella dell’ottundimento emotivo, ossia una sorta di ANESTESIA DELLE EMOZIONI, la persona è come svuotata di senso, spenta affettivamente, apparentemente senza emozioni. Quello che vive è come se accadesse ad altri, questa soluzione difensiva che sicuramente è stata importante per superare il trauma, comporta il vivere una vita senza senso, anestetizzata. L’esperienza dell ‘ALESSITIMIA causa malessere in chi la vive, del resto non sapere cosa si sta provando determina  ansia e disforia.

Conseguenze nel bambino di un grave trauma nel bambino

Sperare che il semplice trascorrere del tempo possa sanare la conseguenze di un grave trauma è una pura illusione, come le ferite del corpo, le ferite dell’anima devono essere riconosciute e curate, principio che vale per gli adulti ma ancora di più per i bambini.

 Luigi Cancrini in  “Infanzie infelici” (2017)  scrive sulla base di una estesa e lunga esperienza clinica, che i bambini traumatizzati sia per abbandono, trascuratezza o violenza, prima di procedere ad un affido o un’adozione, hanno un grande bisogno di un periodo  in una struttura specializzata dove possano essere accolti con tutte le conseguenze della loro sofferenza.
Sottrarre il bambino alla situazione traumatica, è sicuramente una necessità, ma non è sufficiente per aiutare il bambino il quale, se immesso in una nuova famiglia, tende a comportarsi in modo da ripetere la situazione traumatica.
Secondo Cancrini trascurare le ferite di un trauma porta al fallimento drammatico di tanti affidi e adozioni nazionali ed internazionali.

Curare le ferite

Il focus della terapia centrata sul trama è quello di aiutare i paziente a lasciarsi il passato alle spalle  attraverso la creazione di una narrazione di vita integrata  che recuperi i punti di forza, ma che soprattutto permetta di riconoscere, attraverso il LAVORO DEL LUTTO le perdite dovute al trauma.  Arrivare a questo risultato non è facile considerando che spesso mancano le parole e i ricordi sono frammentati e scarsi e sentimenti quali la vergogna, il senso di colpa,  un’immagine di sé molto negativa, l’isolamento e  la solitudine.

Un compito fondamentale della terapia è quello di costruire un racconto, una traccia della vita della persona che tenga conto del tempo passato, presente e futuro in cui siano riconoscibili i pensieri, le emozioni ed il corpo. Bisogna offrire un ambiente sicuro dove la realtà del passato  possa trasformarsi in ricordo, dove le parole possano raccontare ciò che è indicibile, rendere possibile raccontare una storia  che possa essere ricordata ma non vissuta nel presente. Appena le persone  traumatizzate iniziano a costruire una nuova narrativa, vengono a contatto con le grandi perdite che hanno subito.

Affrontare le perdite porta al lutto e in questa fase il terapeuta deve sostenere  e aiutare il paziente a sopportare il senso di perdita e di tristezza che ne deriva. Il processo del  lutto è  un ponte indispensabile per  connette il passato con il futuro e per ritrovare la continuità del sè.

Le vittime di traumi per stare di nuovo bene devono ritornare a familiarizzare con il proprio corpo. Per poter cambiare sia gli adulti che i bambini, hanno bisogno  di diventare consapevoli delle sensazioni e del modo in cui il corpo interagisce con l’ambiente. Notare le sensazioni può essere per una persona stressata, molto difficile  e sconvolgente, può  aumentare la comparsa di flashback , immagini mentali, sensazioni fisiche, ricordi  disordinati e frammentati. La mente ha bisogno di essere rieducata  a percepire le sensazioni fisiche del corpo e a tollerare il contatto fisico. La persona traumatizzata ha bisogno di superare la paura  che fa vivere in un corpo sempre in allerta, uscire dalla prigione del passato per poter accedere ad un presente.

Nel corso di una psicoterapia centrata sul trauma le quattro dimensioni della coscienza, tempo, pensiero, percezione di sé, emozioni  si normalizzano e si integrano questo certamente non in  modo lineare, ma piuttosto come onde del mare che progrediscono e poi regrediscono.Per poter facilitare questo processo è fondamentale che il terapeuta faccia sentire la persona al sicuro e soprattutto gli dia la speranza di un cambiamento,  della possibilità di nuova vita.

Bibliografia

Luigi Cancrini. Ascoltare i Bambini. Raffaello Cortina Editore, 2017.

Paul Frewen, Ruth Lanius .La cura del sé traumatizzato. Giovanni Fioriti Editore, 2017

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