Arpit

Sede Via Ardea, 27 – Roma
(+39) 06 7009 774
(+39) 335 56 54 167

Sede P.zza Armenia, 9 – Roma
(+39) 06 6476 4116
(+39) 334 338 58 35

Mail: arpit.psicologia@gmail.com

RASSEGNA CINEMA E PSICOANALISI: IL LATO OSCURO DELLA LUNA

La rassegna cinema e psicoanalisi, il lato oscuro della luna, vuole proporre uno spazio di riflessione sul tema della paura .”La paura è la via per il Lato Oscuro. La paura conduce all’ira, all’odio; l’odio può condurre alla sofferenza” (dal film Guerre Stellari).
  • GIOVEDI’ 5 APRILE, ORE 20,30
      LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT, diretto e prodotto da Gabriele Mainetti e scritto da Nicola Guaglianone e Menotti. 2015‬. ‪A   seguire incontro con Francesca Franzi.‬ ‪Il protagonista è Enzo Ceccotti, un pregiudicato di borgata, che a causa di un incidente scopre di avere una forza sovraumana. Ombroso, introverso e chiuso in se stesso, Enzo accoglie il dono dei nuovi poteri come una benedizione per la sua carriera di delinquente. Tutto cambia quando incontra Alessia, convinta che lui sia l’eroe del famoso cartone animato giapponese Jeeg Robot d’Acciaio.‬  
  • GIOVEDI’ 12 APRILE, ore 20,20
      CRASCH- CONTATTO FISICO, di Paul Haggis. 2004.‬ ‪A seguire incontro con Maria Grazia Antinori. ‬‪ Crasch è  un film corale composto da episodi intrecciati,  l’elemento comune è la città di Los Angeles, un luogo che fa sentire tutti stranieri. Don cheadle all’inizio del film dice:” In una città vera si cammina. Qui a Los Angeles non c’è contatto fisico con nessuno, stiamo sempre dietro al vetro e al metallo. Il contatto ci manca talmente che ci schiantiamo contro gli altro solo per sentire le persone.”  
  • GIOVEDI’ 19 APRILE,ore 20,30
      L’UOMO CHE NON C’ERA, dei fratelli Joel e Et han Coen. 2001‬. ‪A seguire incontro con Rosellina Oddo.‬‪ Narra la storia di un taciturno barbiere di una anonima provincia degli Stati Uniti.‬ ‪È ambientato negli anni 50.‬ Una riflessione amara sul ruolo dell’individuo  nella società.  
  • GIOVEDI’ 3 MAGGIO, ore 20,30 
           FIORE, ‪di Claudio Giovannesi, 2016.‬ ‪A seguire incontro con Vincenzina Gentile. ‬‪Un melodramma dinamico. I protagonisti Dafne e Josh sono reclusi nel carcere minorile ,in un luogo non luogo fiorisce l’amore tra i due ragazzi contrastato dalle regole  e dai divieti imposti dalla struttura.La fame d’amore dei due adolescenti supera qualsiasi ostacolo  infrangendo ancora i “limiti” della realtà verso una libertà che forse  è solo un sogno  
  • .‬GIOVEDI’ 10 MAGGIO, ore 20,30
           HUGO CABRET, di Martin Scorsese. 2012. A seguire incontro con Alice Ardito Hugo Cabret è un dodicenne orfano che vive segretamente nella stazione ferroviaria di Paris Montparnasse. Il racconto è ambientato negli anni trenta. Il ragazzo si occupa di regolare gli orologi della stazione. Di suo padre orologiaio conserva un automa rotto che egli cerca di riparare. Con l’aiuto di Isabelle, orfana anche lei, scopre che l’automa conserva segreti che riportano a galla vicende del passato.                                                                   LA RASSEGNA E’ REALIZZATA  DALLA COLLABORAZIONE DELLA  SOCIETA’ DI PSICOLOGIA ARPIT E  PAGINE E CAFFE’  LAB 116. L’EVENTO E’  REALIZZATO PRESSO LAB 116, VIA DEI VOLSCI 116, SAN LORENZO. COSTO  DEL BIGLIETTO 2 EURO.

Posted in Uncategorized

Leggi Tutto

Formazione per psicologi sul test di livello Wisc-IV e i test grafici in età evolutiva

DUE  MODULI  SUl TEST DI LIVELLO WISC-IV 

– DUE MODULI SUI TEST GRAFICI PER L’ETA’ EVOLUTIVA

Il Centro di formazione- Psicologia e Psicoterapia ARPIT s.a.s. Roma-  propone  quattro nuovi moduli dedicati  ai test per l’età evolutiva che si svolgeranno a partire dal 19  Ottobre, 2019.

Le docenti dell’Arpit, dott.ssa Maria Grazia Antinori e dott.ssa Barbara Puglia,  propongono  un insegnamento  esperienziale con un confronto diretto e continuo sui test proposti . Un aspetto importante del lavoro è l’uso  del  materiale  testistico che gli stessi corsisti sperimenteranno e presenteranno in gruppo. Inoltre i partecipanti potranno somministrare i test, in orari concordati, presso le  sedi  dell’Arpit.

Gli incontri, di 6 ore ciascuno, si svolgono il sabato dalle ore 9:30 alle 16:30 nella sede di Via Ardea, 27 (metro A – Re di Roma).

I moduli sono così organizzati:

1) WISC-IV, presentazione e somministrazione

 Sabato 19 Ottobre

La WISC è sicuramente il test di livello più importante per l’età evolutiva, la quarta versione è attualmente quella più aggiornata.

Durante il master sarà presentata ed utilizzata la valigetta  della WISC-IV,  fornendo  agli allievi l’opportunità di familiarizzare con il materiale.

Saranno approfondite le procedure di registrazione e valutazione dei punteggi.

2) WISC-IV, lettura e valutazione 

Sabato, 16 Novembre

Saranno proposti protocolli  WISC- IV  valutandoli  rispetto ai diversi quadri clinici. Un’attenzione particolare sarà data alla diagnosi differenziale tra deficit intellettivo e problematiche emotive che possono contribuire alla  riduzione delle performance dei bambini.

I partecipanti riceveranno dispense, materiale e avranno la possibilità, in orari da concordare, di somministrare la WISC-IV  presso le nostre sedi.

3)Test grafici in età evolutiva, primo incontro.

Sabato,14 Dicembre

Saranno approfonditi il test della Figura Umana, il test della Famiglia, il test dell’Albero e il disegno libero. Verranno presentati dalle docenti  esempi  di test  grafici  con l’elaborazione psicodiagnostica e anche disegni  seguiti nelle diverse fasi della psicoterapia. Sarà considerato l’impiego dei test grafici  in ambito peritale.

4) Test grafici in età evolutiva, secondo incontro.

Sabato,  18 Gennaio 2020.

I corsisti saranno invitati a presentare materiale da loro somministrato. I test saranno valutati e commentati in gruppo. Esempi e materiali presentati dalle docenti. Esercitazioni in aula.

 

MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE

Al termine di ogni gruppo di moduli sarà  rilasciato l’attestato di partecipazione.

Il costo per tutti e quattro i moduli  è di euro 400,00 (I.V.A compresa),  100 euro alla prenotazione e due rate di 150 euro pagabili in sede al momento del corso o con bonifico.

Il costo per due moduli  dedicati ad un solo argomento, WISC-IV o Test grafici, è di euro 250 (I.V.A. compresa) 50 euro all’iscrizione e due rate da 100 euro pagabili in sede al momento del corso o con un bonifico.

Gli allievi che si iscriveranno anche ai nostri tradizionali corsi sul test clinici per adulti “Batteria Base” e test di Rorschach  con inizio a Gennaio 2020, avranno in omaggio l’iscrizione ai corsi stessi.

Per informazioni e iscrizione chiamare i cellulari 334.3385835\  335.5654167, oppure mandare una mail a arpit.psicologia@gmail.com  

Le iscrizioni sono già aperte ed è possibile prenotarsi.

Tutte le informazioni sull’ARPIT nel sito www.arpit.it

Posted in Uncategorized

Leggi Tutto

Il mito della perfetta autonomia, un imbroglio sociale.

Il mito della perfetta autonomia

Un mito molto comune proposto dai pazienti ma certamente condiviso da tanti,  è quello dell’autonomia, dell’indipendenza o ancora della massima e completa libertà che si traduce con la formula “basto a me stesso” e “non ho bisogno di nessuno”.

Apparentemente sembra un ideale invidiabile  quello di  diventare  “un’isola” con confini molto precisi e definiti, una terra isolata circondata dal mare, ma  la desiderabilità dell’isola dipende dalle sue caratteristiche, magari è solo uno scoglio nero sbattuto dalle onde  o al contrario è una piacevole  distesa di  sabbia con le palme. Si tratta sicuramente di due modelli diversi ma rimane sempre il principio  dell’isola che come indica il temine, richiama l’isolamento, l’essere soli.

Il mito del “bastare a se stessi” si sovrappone  alla solitudine ma anche qui bisogna distinguere la forma dolorosa simile ad una cappa nera rancorosa ed  astiosa  da quella  matura in cui il silenzio diventa un suono di sottofondo accogliente e rassicurante.

Il supereroe narcisista

Il mito dell’autonomia si arricchisce anche della componente della  forza e della potenza, ossia con il potere e con l’energia si ha l’impressione di  essere capaci  di ogni cosa, in una parola ci si può sentire onnipotenti, invincibili come i supereroi  raccontati nei film e nei fumetti.

Le parole chiave  della sofferenza di molti pazienti sono proprio  l’isolamento affettivo che accompagna  l’onnipotenza ed il narcisismo,  un  insieme che avvelena ed inquina la mente e la qualità delle relazioni  amicali ed affettive.

Parlare con un supereroe è molto istruttivo, questo spiega le sue formule magiche per mantenere quello che considera il pieno controllo su se stesso e la propria vita ma il racconto rischia di diventare ripetitivo, in fin dei conti c’è un solo protagonista, il supereroe stesso, che per restare tale deve rimanere sempre solo.

I superuomini e le superdonne, isole perfette, sembrano non avere  bisogno di niente e di nessuno, si nutrano da soli, si salvano da soli, incontrano gli altri  come  “oggetti”  transitori e non molto importanti e soprattutto scambievoli e sostituibili.

La falsa potenza

Tutto questa “potenza” ha un costo importante ossia il senso di vuoto ed il deserto affettivo, nessuno può attraversare lo spazio psichico che divide il supereroe dagli altri,  questo resta isolato nella sua bolla narcisistica che non lo  mette al riparo dal suo più grande e temibile avversario  che è invisibile eppure imbattibile, ossia il trascorrere del tempo.

Il supereroe può costruire un complicato sistema di auto protezione che può assumere forme diverse ma rimane comunque in balia del tempo che lo trasforma e lo cambia  per quanto lui resti isolato da ogni autentico contatto emotivo ed affettivo.

Il tempo vince sempre anche il più forte e potente dei supereroi, è per questo che il narcisismo e l’isolamento affettivo sono mortiferi in quanto falliscono come antidoti al cambiamento che comunque è sovrano in quanto insito nel processo della vita, solo quando la vita termina si elimina il cambiamento.

Il supereroe mascherato da vittima

A volte il supereroe si presenta sotto mentite spoglie, come una vittima della cattiveria o dell’indifferenza degli altri, della malasorte o comunque come colui che subisce una grave ingiustizia e non viene riconosciuto nel suo valore e allora diventa un personaggio lamentoso e recriminatorio che si aspetta che il cambiamento avvenga  per via esterna, senza il suo apporto positivo ed attivo. Il supereroe passivo mascherato da supervittima, è apparentemente umile e remissivo ma in realtà è aggressivo e richiedente con il suo incessante lamento che è concepito per impedire ogni possibilità di evoluzione.

Il passaggio dall’Io al noi come antidoto del mito della perfetta autonomia

L’organizzazione psichica intorno al solo “Io” è malsana e claustrofobica, solo  “l’Io e te”, “il noi” aprono alla possibilità di evoluzione e di crescita e anche alla possibilità di vivere in pienezza e in sintonia e non contro, il trascorrere del tempo.

Il periodo storico che stiamo attraversando vanta un gran numero di  pseudo supereroi, uomini e donne, che hanno fatto proprio il mito del “basto a me stesso” e questo moltiplica l’infelicità propria ed altrui. Gli incontri sessuali o anche amorosi si moltiplicano ma non lasciano traccia, se non uno strascico di inutilità. Sembra che il più forte sia colui che non si lascia minimamente coinvolgere e che la mattina successiva sia pronto per un nuovo incontro  che sembra però essere quello con la propria immagine riflessa allo specchio che satura, per sua natura,  la possibilità di conoscere l’altro. Tutto sembra trasformarsi in un’attività poco più che ginnica che però è  carica di  conseguenze negative rinforzando la convinzione di non poter amare ed essere amati e quindi amplificando il senso di disperazione profonda che può essere coperto e mascherato anche dal successo  lavorativo o da una vita sociale di superficie.

Affrontare l’infelicità con l’aiuto della psicoterapia psicodinamica

Tutta questa infelicità sembra amplificarsi e moltiplicarsi ad ogni passaggio, è come un veleno che si trasmette nell’area e che inquina uno spazio sempre più amplio ma l’antidoto è in realtà già presente, si tratta solo di riconoscerlo ed imparare o rimparare ad utilizzarlo magari nell’esperienza della psicoterapia psicodinamica che pone al centro proprio la relazione tra paziente-psicoterapeuta e dove la parola assume a mezzo di cura proprio perché investita e vitalizzata dal significato affettivo. La psicoterapia si basa almeno sul “io e te” che può diventare un  “noi” sempre più amplio dove prendono di nuovo vita quelle esperienze molto precoci che hanno determinato la fuga  “nell’io”. E’ proprio facendo una esperienza di un “noi” sano, evolutivo, affidabile, comprensivo che è possibile riaprirsi al “noi” nella vita.

Maria Grazia Antinori

Psicologa, psicoterapeuta. Roma. Cell. 334 338 58 35. antinorimariagrazia@virgilio.it

www.arpit.it

Posted in Uncategorized

Leggi Tutto

Come riconoscere il bisogno di psicoterapia

La crisi come possibilità di cambiamento

Una persona che vive una fase di crisi, di profondo cambiamento, un momento di confusione, un inteso problema relazionale o emotivo  ha la possibilità di trovare un aiuto significativo nella psicoterapia, ossia  nell’incontro con lo psicoterapeuta che accogliere ed ascolta  il  bisogno dando così un senso ed un valore speciale ed unico alla crisi.

La crisi rappresenta un momento di svolta, segnala che un modello di adattamento è diventato inadeguato e fonte di disagio e di dolore, costringe la persona a confrontarsi con la sua realtà anche se può essere un’operazione che porta un grande turbamento. E’ in questi momenti che diventa particolarmente importante e significativo rivolgersi ad uno psicoterapeuta che sia in grado di considerare la complessità della situazione non solo alla luce degli avvenimenti immediati, ma piuttosto considerando il funzionamento mentale della persona, la  qualità del  pensiero e di elaborazione, la sua capacità di sognare ad occhi chiusi ed aperti.

La psicoterapia come traduzione del malessere in parole affettive

Quello che conta è che lo psicoterapeuta sappia tradurre in parole affettive e significative lo stato di dolore che scuote la persona in crisi, che sappia riconoscere quelli che sono i copioni, le ripetizioni che non tengono conto del presente ma che hanno senso e valore solo rispetto ad un passato che spesso è stato carico di traumi, di ambivalenze, di situazioni e rapporti non pensati e sognati e quindi ancora attivi anche a distanza di moltissimo tempo.

La psicoterapia scioglie i nodi del tempo, da di nuovo la possibilità di vivere un presente in cui sia possibile incontrare l’altro in un modo più maturo e valido e che spezzi la coazione a ripetere proprio di quello che è stato più traumatico, nella speranza senza possibilità di successo, di modificare il passato per assicurarsi un nuovo presente.

Scoprire le motivazioni inconsce che ad esempio portano a scegliere sempre il fidanzato sbagliato, o che conducono al conflitto in ogni nuova situazione, o portano a stati d’ansia o disturbi alimentari, è fondamentale per liberarsi del peso del passato e per raggiungere l’obiettivo fondamentale dell’accesso al lutto, ossia dell’accettazione di quelli che sono i limiti, le perdite, i cambiamenti che non possono essere modificati e che caratterizzano l’identità di ognuno di noi. E’ proprio il processo del lutto la chiave che paradossalmente apre al nuovo e al cambiamento evolutivo positivo. La psicoterapia come indica il vocabolo è la terapia della psiche ossia la cura attraverso la parola intesa come principale strumento di cambiamento.

La parola ed il linguaggio nella psicoterapia

In realtà utilizziamo continuamente la parola per comunicare, per trasformare l’esperienza in pensiero, per elaborare il vissuto anche se possono essere molto diversi i modi con cui ci serviamo del linguaggio magari confondendo, manipolando, costruendo immagini distorte.

Il linguaggio è lo strumento principe del cambiamento e quindi è studiato ed elaborato, raffinato per utilizzare al meglio le sue grandissime potenzialità.

Attraverso la parola quando questa è caricata di senso e di significati affettivi, si modifica il modo in cui la persona si racconta e vive la realtà e quindi si relaziona con gli altri ed il mondo esterno. Il terapeuta ed il paziente sono impegnati a costruire un linguaggio comune condiviso, e questa ricerca costituisce in sé una nuova esperienza emotiva che apre alla possibilità dell’evoluzione e della crescita.

La psicoterapia e le neuroscienze

A partire dagli anni 1990 il neurologo premio Nobel Eric Kandel ha riconosciuto alla psicoterapia la validità di un trattamento biologico, ossia attraverso la parola si modifica strutturalmente il cervello ed in particolare le connessioni sinaptiche. Questa scoperta ha una portata straordinaria e rivoluzionaria, non sono solo i farmaci a modificare il funzionamento encefalico ma anche la psicoterapia , la cura con le parole.

L’integrazione delle neuroscienze con la psicoterapia è considerata una delle aree di ricerca più appassionanti poiché riflette il tentativo di stabile connessioni. Le ricerche empiriche offrono una comprensione dello sviluppo umano che ricorda in modo straordinario il modello elaborato da Freud. Autori come Gabbard (2002) hanno dimostrato che esiste una sostanziale conferma sperimentale all’idea centrale freudiana ossia che il comportamento patologico o disfunzionale non dipende dalla coscienza umana, ossia dal pensiero consapevole e così detto razionale. Ci sono prove convincenti che buona parte della vita mentale complessa è inconscia, pertanto le persone possono pensare, provare, sperimentare forze motivazionali senza esserne consapevoli.

     L’incontro con il terapeuta

L’incontro con il terapeuta diventa quindi un’occasione straordinaria per affrontare il problema del momento ma anche per iniziare un viaggio di conoscenza di sé, della propria storia, del mondo interiore, della qualità delle relazioni e soprattutto per acquisire o affinare quella che Ogden definisce la capacità di sognare ad occhi aperti, ossia di poter accedere all’inconscio attraverso immagini simili a quelle dei sogni nello stato di sonno e quindi elaborare ed integrare le emozioni che diventano così il nostro più grande alleato e risorsa.

BIBLIOGRAFIA Glen O. Gabbard .Le psicoterapie. Raffaello cortina Editore, 2009. Ogden Riscoprire la psicoanalisi: Cis Editore, 2009.

        ANTINORI MARIA GRAZIA

PSICOTERAPEUTA ROMA

CELL 334 338 58 35

www.arpit.it

Posted in Uncategorized

Leggi Tutto

La psicoterapia formativa: una tappa essenziale per lo psicologo

la psicoterapia formativa

La psicoterapia formativa

La formazione di uno psicologo è lunga e complessa, dopo il conseguimento della Laurea Triennale e quella Magistrale è previsto un anno di tirocinio e il superamento dell’Esame di Stato. Il percorso universitario presuppone quindi l’acquisizione di conoscenze teoriche e l’esperienza del tirocinio come unico momento di confronto con la realtà lavorativa.

La professione di psicologo può essere articolata in modi ed ambiti molto diversi tra di loro che possono spaziare dal lavoro, alla scuola, allo sport e naturalmente alla clinica in tutte le sue declinazioni. Il punto comune è sempre e comunque la relazione con l’altro. Per questo la chiave dello sviluppo professionale è la conoscenza di Sé, dei propri punti di forza e di debolezza, del proprio stile di relazione e di comunicazione.

L’esperienza personale della psicoterapia formativa

Per sviluppare gli aspetti più personali e creativi è fondamentale avere un’esperienza diretta della psicoterapia formativa. Per saggiare in prima persona come si reagisce, cosa si prova, quali sono le aree problematiche, come si racconta la propria storia, come si ascolta e si interagisce con l’altro su temi molto personali e magari non condivisi nella quotidianità.

Lo psicologo impegnato anche in un semplice colloquio di accoglienza e orientamento, magari in una comunità o in una scuola, mette in gioco oltre alla cultura psicologica e alle competenze professionali. La propria personalità è sempre e comunque il principale strumento di lavoro. Ad un osservatore esterno, non consapevole delle complesse dinamiche transferali, può sembrare che l’atteggiamento dello psicologo e le sue risposte siano semplicemente dettate dalla “tecnica”. In realtà è una cosa accertata e riconosciuta da tutti gli approcci teorici alla clinica, che nessuno di noi è emotivamente neutrale. Al contrario, l’atteggiamento, la risposta in una relazione  è conseguenza dell’investimento emotivo profondo ed inconscio con l’altro.

La motivazione della scelta della facoltà di psicologia

Bisognerebbe interrogarsi anche sulla motivazione della scelta della facoltà di psicologia, così come qualsiasi altra scelta universitaria è dettata certamente da fattori oggettivi di interesse per la materia, ma anche influenzata dall’immagine che il futuro studente universitario ha di se stesso rispetto  alla sua storia, a quello che vorrebbe migliorare, cambiare, curare, riparare. Da ciò deriva che un certo numero di studenti di psicologia siano partiti dalla speranza che studiando il funzionamento della mente avrebbero potuto trovare la chiave per stare bene, per affrontare eventuali difficoltà e squilibri emotivi. Purtroppo tale ricerca rimane delusa, quel tipo di conoscenza non si acquisisce sui libri, ma richiede l’incontro con l’altro e quindi l’unico modo per maturarla  è la psicoterapia formativa.

Imparare a distinguere la propria esperienza da quella dell’altro

Per diventare un bravo psicologo bisogna sapere differenziare ciò che appartiene a sé rispetto alle esperienze dell’altro. Sembra una cosa quasi banale, ma in realtà è molto complessa e difficile in quanto ognuno di noi tende a leggere l’esperienza dell’altro in modo autoreferenziale. Per evitare o contenere questo rischio è necessario un lungo apprendimento, che passa proprio attraverso l’esperienza emotiva; un po’ come il percorso del bambino, che inizialmente riporta tutto a sé e solo molto lentamente e progressivamente riesce a tollerare l’esistenza di bisogni altri diversi dai propri.

Del resto l’esperienza dell’umanità sulla scoperta del moto celeste è quella di essere partiti dall’idea della terra al centro dell’Universo, fino a scoprire che l’umanità vive su un piccolo pianeta in una galassia che è solo una delle tante osservate e riconosciute. Così come è stata una scoperta il relativismo freudiano che il pensiero cosciente è solo una piccola parte, fragile e molto superficiale, di quello che è la totalità dell’esperienza emotiva, relazionale e interpretativa della realtà esterna. 

Ritornando al nostro tema, per diventare uno psicologo bravo e capace di essere utile agli altri bisogna partire dai limiti. Sono proprio i limiti che consentono di definire uno spazio psichico, limitato ma sicuro, da cui partire per incontrare l’altro. La psicoterapia formativa, quindi, diventa un punto di partenza, un pilastro su cui costruire la professione di psicologo.

Il centro di formazione Arpit e la psicoterapia formativa

La psicoterapia formativa proposta dagli psicoterapeuti senior del gruppo di lavoro della società di psicologia e psicoterapia ARPIT sas,  consiste nella  psicoterapia psicodinamica con almeno una seduta a settimana per un tempo minimo di un anno che si svolge  secondo il setting e le modalità classiche. Quello che  caratterizza questa particolare forma di psicoterapia è che il paziente è  contemporaneamente  uno studente in formazione che apprende dalla propria esperienza per utilizzarla nella professione attuale o futura.

Per informazioni chiamare al cellulare 334 338 58 35 Dott.ssa Maria Grazia Antinori o al cellulare 335 5654167 Dott.ssa Barbara Puglia o scrivere ad arpit.psicologia@gmail.com

www.arpit.it

Facebook: https://www.facebook.com/www.psicologia.psicoterapia/

 

Posted in Uncategorized

Leggi Tutto